Intervista a Marco Pandolfi

In attesa delle finali dell’Italian Blues Challenge 2014 abbiamo incontrato Marco Pandolfi, reduce dall’European Blues Challenge 2014 a Riga e da un’estate ricca di concerti ed esibizioni, sia in Italia che all’estero. Gli abbiamo fatto qualche domanda e lui ci ha gentilmente raccontato il suo punto di vista

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Come è stata l’esperienza di Riga?

E’ stata una bella esperienza! Un’ottima vetrina per farsi conoscere in un contesto dedicato al blues ed un’occasione per fare nuove amicizie e rivedere amici musicisti che non vedevo da tempo.

Che ne pensi dell’EBC dopo esserci stato?

Essendo già stato selezionato due volte per partecipare all’ INTERNATIONAL BLUES CHALLENGE di Memphis (di cui l’EBC è anagraficamente il “fratellino giovane” a livello europeo) ero già preparato alle modalità della manifestazione. Non avevo particolari aspettative, relativamente alla gara. So che in questi casi il risultato dipende da tanti fattori (spesso incomprensibili). L’importante era esserci e fare una bella figura. Secondo me molte cose possono essere migliorate a partire dal meccanismo delle votazioni (che poi rispecchia quello del’’IBC). Ma questo sarebbe un discorso lungo.

Il blues in Europa come lo vedi dall’esperienza EBC?

Il livello tecnico è alto, come pure quello italiano! Poi magari c’è un appiattimento di idee ed una virata verso il rock che a me personalmente non fa molto piacere (pur amando anche il rock). Ma ci sono molte cose interessanti. Ad esempio all’EBC 2014 mi era piaciuta molto la band inglese. L’ho trovata originale ma con un’ottima conoscenza del blues tradizionale, belle idee e bravi musicisti… ma non sono saliti sul “podio”.

Ti è stato utile partecipare all’EBC (ingaggi-contatti etc)?

Si. Ho già ricevuto ingaggi da festival europei e naturalmente molti contatti che, se si concretizzeranno, rappresentano già una bella vittoria. Purtroppo l’EBC si è tenuto in aprile ed in Europa molti festival avevano già la programmazione estiva chiusa. Si spera per le edizioni future. Penso che l’EBC (come l’IBC) sia utile ma mi auguro non rimanga l’unico modo per far emergere una band o un musicista a livello italiano e/o europeo.

So che alcuni musicisti non sono d’accordo con la partecipazione all’EBC perché contrari alla gara. Da un certo punto di vista posso essere d’accordo, non credo che la gara sia il modo migliore per far conoscere la propria musica. So bene che l’arte non è sport ma con lo sport ha qualcosa in comune, dal sacrificio alla volontà di mettersi in gioco, prima di tutto con sé stessi. Credo sia giusto vederla come una festa in cui si cerca di far conoscere e promuovere le band italiane. Non solo chi vince ma tutti i partecipanti.

Durante le selezioni italiane dell’EBC ho incontrato musicisti bravissimi. Alcuni di loro li conosco da anni ed hanno già suonato nei maggiori festival italiani ed europei; dico questo perché non si pensi che quelli che si iscrivono all’EBC siano (solo) musicisti all’inizio della loro carriera. C’è spazio per tutti e vorrei sottolineare che il clima tra i musicisti durante le selezioni era fantastico. Chiaro che tutti volevamo vincere per portare la nostra musica in Europa ma posso assicurare che gli abbracci che ho ricevuto nel momento della vittoria erano sinceri e molti di questi musicisti mi hanno sostenuto fino alla finale europea (per non parlare del sostegno di Veronica Sbergia & The Red Wine Serenaders, i vincitori europei dell’edizione 2013).

Per quanto mi riguarda credo che abbia ancora più senso partecipare quando si ha qualcosa di nuovo da proporre, che sia una formazione, un disco o un nuovo taglio di capelli (comunque qualcosa in cui credi). Nessuno mi ha consigliato quello che avrei dovuto fare. Sono stato me stesso proponendo quello che stavo suonando in quei giorni, con i musicisti con cui collaboravo (e collaboro tuttora) e con cui avevo appena registrato il mio ultimo disco: Federico Patarnello alla batteria e Lucio Villani al contrabbasso. Tra l’altro chi mi conosce bene sa che in questi ultimi anni mi sto proponendo in una veste nuova (suonando anche la chitarra oltre all’armonica e cantando). Sono quindi particolarmente felice che la proposta (per me tutt’altro che facile) sia stata accolta favorevolmente ed apprezzata.

Credi che il confronto aiuti a crescere?

Sicuramente! Penso sia fondamentale per la crescita.

Pensi che anche l’Europa del Blues abbia diverse velocità (nord/centro/sud)?

Purtroppo credo di si. Il blues in nord Europa è molto più sviluppato dal punto di vista dell’organizzazione dei festival o la programmazione nei club di musica dal vivo. Economicamente certi stati europei sono più forti e non hanno interesse a condividere troppo le loro cose. Molti musicisti (soprattutto americani) fanno tour europei che non toccano mai l’Italia ad esempio. I motivi sono economici ma anche culturali.

Come vedi il livello italiano alla luce dell’esperienza Europea?

Il livello medio italiano è sicuramente alto. Ci sono musicisti blues italiani che suonano e sono apprezzati in tutto il mondo. E’ inutile fare nomi ma sono molti e lo fanno ormai da molti anni.

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